lunedì, 12 maggio 2008,
Ieri l'On.Mara Carfagna, neo eletta Ministro per le Pari Opportunità dal nuovo governo ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"Elevare il tasso di occupazione femminile e' un importante obiettivo, ma va necessariamente fatto coincidere con politiche che permettano alle donne lavoratrici di far figli e seguire la famiglia. Serve una legislazione sul modello francese che permetta alla madre di non pregiudicare il suo percorso lavorativo, sopratutto grazie a strutture socio-assistenziali e ad asili nido che devono moltiplicarsi in fretta. "
Fonte Agi.

Non ho nessun commento, volevo solo  lasciare qui queste parole che probabilmente in futuro torneranno a rimbalzare. Nei prossimi giorni su Declinate pubblicherò un'intervista che Silvia Ferreri mi ha rilasciato a proposito del suo progetto 'Uno virgola due' e quindi anche sulla tematica donne-madre-lavoratrici. Ci sarà di che riflettere.

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Vi ripropongo un'intervista che Dacia Maraini rilasciò a 'Le invasioni barbariche'. Merita. La voce di una donna che ha visto e ascoltato molto nella sua vita.
Poi, se volete, si sta discutendo del suo ultimo libro a Letteratitudine QUI.
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La scorsa settimana è nato un nuovo canale su Sky a cui è associato un blog che è parte integrante del progetto.
Immagino che ne avrete sentito parlare.
Si è parlato di informazione libera. Di possibilità di mostrare la 'propria realtà' senza filtri o deformazioni. Ho sentito usato il termine 'rivoluzione'.
Ma anche ' le notizie fatte da voi'.
Chissà.
Io resto a guardare, in attesa.

>> Current - canale 130 su Sky
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Resto ancora a disposizione per raccogliere le vostre opinioni sul tema di inizio post ovvero 'donne-lavoratrici-madri'. Su questo blog ho già lasciato nelle scorse settimane delle segnalazioni. Ne continueremo a parlare, se vorrete insieme.
Qualsiasi pensiero abbiate, esperienza... se volete lasciare una traccia, discuterne con altri su Declinate, confrontarvi con le diverse realtà...
Scrivetemi.
E non ci sono distinzioni. Sembra un tema prettamente femminile ma poi, a guardarlo bene, non lo è affatto. Per cui sentitevi liberi di lasciare il vostro contributo, se volete ovviamente.


Forse non si può nell'immediato, cambiare qualcosa.
Forse non possono singole voci ottenere quei leggeri spostamenti politici, sociali, culturali e legislativi necessari a progredire, a rendere le donne più libere.
Forse.
Però parlarne e continuare a farlo, insistere e non mollare sono già un punto di partenza. Se è davvero tutto quello che possiamo fare allora io dico 'facciamolo'. Discutiamone fino a sfinirci. Non diamo modo a nessuno di dimenticarsi di questa grave mancanza della nostra povera Italia.

Barbara
venerdì, 09 maggio 2008,
Sono stanca ma non mi fermo. Non posso.
Poi - forse - neanche voglio. In effetti non voglio.
Ho bisogno di arrivare fino in fondo, di crederci e sapere che posso abbattere quelle barriere che credevo troppo alte e scivolose per una come me. Una che sa quali sono i suoi limiti, una che si ascolta ma che spesso rischia di arrivare 'tardi', quando la caduta è ormai prossima, vicina, sempre di più, poi niente. E' fatta.
Sono stanca ma viva e già questo è un modo per alzarsi la mattina con l'idea che chissà.

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Ringrazio E. che mi ha dato lo spunto per QUESTO post che prosegue un percorso per me importante.
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Alle volte i cerchi si chiudono da soli, senza sforzi o costrizioni.
Apprendo oggi che è stato pubblicato sul ricco sito di Patrizio Pacioni un mio racconto intitolato 'Il tunnel'. E sto sorridendo adesso perché è quasi sempre così che accadono le cose migliori. Lo scrissi poco prima di rientrare a lavorare dopo aver partorito. Lo scrissi senza pretese, volevo far uscire quelle paure che sentivo crescere. Una parte della storia, il tunnel vero e proprio, l'ho sognato una notte. I simbolismi sono venuti da sé, ripeto senza pretese o accorgimenti particolari.
E l'aspetto ironico è che oggi ci sono ancora dentro, quel tunnel. Perché in effetti non ho scelto.

"

- Ehi tu! Ti vuoi spostare? Non puoi stare qui, intralci gli altri!

Con la punta di una scarpa sta picchiettando la mia schiena, sento la forma quadrata e dura contro la spina dorsale e mi decido a muovermi.

- Ok… ok, stai calmo. Mi ero solo fermata un attimo a riposarmi. Chissà che danno!

L’ometto si pulisce gli occhiali con un lembo della maglia, prima di rispondermi. Fai pure con calma, tanto fretta di alzarmi non ne ho di certo.

- Il tunnel ha delle regola, bella. E se ancora non le hai imparate, almeno levati dalla strada. Non si bivacca ne si intralciano gli altri. Chiaro?

Non gli do altri pretesti per riprendermi, mi alzo barcollando, d’altra parte cosa ci posso fare? Sono ancora semi-addormentata e non mi aspettavo un risveglio del genere.

Il tunnel è molto buio in quel momento, ma poi, ripensandoci, quando mai l’ho visto illuminato?

La forma circolare delle pareti impedisce il famoso bivaccamento che mi è già stato contestato, altrimenti perché diavolo avrei dovuto sdraiarmi per terra? L’omino occhialuto si è mischiato agli altri senza che io me ne accorgessi.

.... "

Il resto lo si rintraccia da questa pagina.

Ringrazio Patrizio, autore sensibile e attento.

martedì, 06 maggio 2008,

Il progetto su


donne-madri-lavoratrici

prosegue.
QUI un tassello  importante, un punto di partenza per riflettere e confrontarsi.


Mentre QUI si parla di un libro che anch'io sto leggendo. Se avete tempo sbirciate i commenti. Lo so, sono tanti. Ma preziosi.
lunedì, 05 maggio 2008,

Continua il mio viaggio nel carnevale di provincia QUI.


Ma sto ancora aspettando vostre mail sul tema maternità e lavoro.
Non importa che siano firmate.
Usate un nickname, i nomi dei protagonisti dei cartoni che guardano i vostri figli.
Importa che abbiate voglia di raccontare la vostra esperienza nel mondo del lavoro da donne e madri.
Importa che ci si condivisione e onestà.
Davvero nessuna ha niente da dire?
C'è un progetto partito domenica che presto si alimenterà di nuovi spunti e interventi interessanti. Avrei bisogno del vostro aiuto per renderlo il più possibile vicino alle realtà delle donne-madri-lavoratrici.
Qui le informazioni preliminari.
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Foto di Simona Zanicheli (Studio FotoZeta di S.G.Persiceto).
sabato, 03 maggio 2008,
Sto leggendo un libro.
Che in effetti mi arriva in un momento di 'scossoni' in una storia a cui mi sto dedicando.
Poi ci sono tante parole, lì dentro che hanno echi di altre, già sentite e condivise fin ora nel mio percorso di donna, lavoratrice e madre (non in ordine di importanza, scritti in nessun ordine particolare).

Siccome ho in mente di riunire un pò di materiale, di fare delle considerazioni declinate, di farne uscire qualcosa di 'costruttivo' insomma, da condividere on line ma che finirà di certo anche in quella storia che.

Vi lascio qui un appello.
Chiunque abbia voglia di raccontarmi 'la sua' esperienza di donna, madre e lavoratrice QUESTA è la mia mail. Io sono qui (come ho già scritto altre volte su questo spazio).
E mi piacerebbe davvero che si potessero incrociare esperienze, desideri, paure, dolori, discriminazioni, fatiche... dividere quello che volete sull'essere donna-lavoratrice-madre oggi.
In particolare sulle dinamiche figli-attività lavorativa.

Quando è stato pubblicato il libro-documentario di cui sopra, gli ultimi dati statistici stabilivano che ogni donna italiana aveva in media 1,2 figli nell'arco della sua vita. Le statistiche più recenti che ho rintracciato io on line dal sito dell'Istat parlano di 1,3 figli a donna nel 2007. QUI potete rintracciare la tabella ingrandita oppure dal sito dell'Istat.
Wow.
Poi c'è il fattore lavoro.
Le difficoltà, i disagi, le ingiustizie e i 'trattamenti' che una donna oggi incontra quando accanto al termine 'lavoratrice' aggiunge anche quello di 'madre'.
I due ragionamenti sono slegati?
Io non credo.

Se volete, sapete come rintracciarmi.

Barbara
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Nella foto si vede la mia sagoma e quella di mio figlio, un sabato mattina di fine aprile mentre tentavamo di riprendere un gatto randagio che - devo dire - si è prestato molto gentilmente a lasciarsi immortalare e osservare dal mio terremoto.
venerdì, 02 maggio 2008,
Tempo di 'ponte' per qualcuno.
Di silenzi per altri.
E' uno di quei periodi che non si capisce se le strade sono piene come sempre o più vuote, in letargo.

Il sole va e viene. L'aria sembra tiepida ma - appunto - è un'illusione temporanea. Il tempo di togliersi un maglione poi si inizia a tremare.

Forse non è neanche Venerdì, oggi.
E magari domani.
Domani è meglio non pensarci altrimenti scatta la tristezza, ma quella fonda delle aspettative cullate poi disilluse con un tonfo rapido.

Quella qui sotto io.
Quella rosso scuro intendo.
Un figlio maschio ce l'ho, per giunta vicino in età a quello della foto ( 'il mio' ha una faccia decisamente meno angelica, più da 'mò vedi che ti combino' però il senso c'è..)
Un gatto ce l'ho.
Anzi una gatta, non rossiccia così ma nera ('Luna' appunto).
Comunque.

Quella dentro il vaso trasparente sono io.
Che non è poi così malvagio, come habitat.


Foto presa in prestito da QUI

Qui invece è dove andrei.
Che non è poi così diverso da certi paesaggi che vedo in autunno. L'autunno è la mia stagione.

Foto trovata QUI

Tante altre foto strampalate ma deliziose QUI.
venerdì, 02 maggio 2008,
Certe giornate nascono per non essere.
Certe giornate non esistono perché quando apri la moka bollente e inspiri l'aroma inconfondibile del caffè già pensi alla notte, a quando potrai rintanarti sotto le coperte sperando di essere portata via in fretta, subito. Adesso. Ora.
In realtà lo sai, che non è colpa della giornata - figurarsi.
Sei tu che non esisti.
Per questo è così dura, immaginarti a gestire un tempo che non ti serve, è sempre troppo per quello che dovresti, vorresti.
Cosa vorresti poi?
...
Smettere di pensare sarebbe già qualcosa.

mercoledì, 30 aprile 2008,
Senza parole.

 QUI

mercoledì, 30 aprile 2008,

Foto di Simona Zanicheli

Avete sempre pensato che il carnevale è un periodo ridicolo?
Tutto quel mascherarsi, sfilare, buttare coriandoli e caramelle...
Roba di bambini.
Che poi, c'è anche freddo in quel periodo. Chi ve lo fa fare di andare in giro a vedere questi carri enormi? Con gente camuffata che si dimena, balla e inscena qualcosa che, insomma... forse andrebbe bene per un teatro... forse...

Qualsiasi cosa pensiate del carnevale.

Se volete curiosarne uno 'da dentro', QUI la prima puntata di un progetto che ho seguito e fortemente amato.

Certe volte l'eccesso cela diversità inaspettate.
Certe volte cambiare pelle è come rigenerarsi.
Certe volte divertirsi tra canti, balli, colori e costumi non è niente di più di questo. Un modo per stare insieme, ridere, lasciarsi andare. Senza preoccuparsi di niente.
In quei momenti puoi essere chi vuoi. Sei chi vuoi senza limiti.
Sei davvero sicuro che tutto questo ti lascia indifferente?

Foto di Simona Zanicheli
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Segnalazione:
Se il vostro sogno è quello di  pubblicare un giallo o un noir, una serie di racconti polizieschi o  un libro di spionaggio, l'evocazioni di delitti celebri o  la ricostruzione di famosi od oscuri delitti del "potere", allora ci potrebbe essere per voi una possibilità.

>> Informazioni complete QUI.
martedì, 29 aprile 2008,
Ci sono percezioni, ricordi, che non tornano.
Li dimentichiamo perché sopra ci salviamo dell'altro. Ricordi nuovi, freschi che ci sembrano più meritevoli di un posto 'd'onore' nel nostro contenitore delle memorie.
Poi succede che qualcosa ci fa traballare.
Qualcosa di grosso ma anche infinitamente piccolo.
E in quel traballare eccoli che tornano. I sapori lontani, lottano tra la nebbia e si sforzano di attirare l'attenzione.

A me succede quando ho la cefalea.
Come oggi.
Cambio ritmo, mi muovo lenta. E' la testa il nuovo centro pulsante del mio mondo. E' lei che ascolto e assecondo. Correrei perfino, pur di farla contenta, pur di saperla più quieta. (Anche se poi, lo so che non le frega di niente, di me men che meno)
E mentre mi concentro, mentre tento di sciogliere nervi e annullare tutto il resto.
Loro tornano.

L'odore intenso, pungente di un ammorbidente che non era fruttato ma neanche l'essenza di un fiore. Quel sapore che mi arrivava al palato quando da bambina mi rannicchiavo sotto le coperte, nella cameretta in penombra e pensavo. Mentre fuori pioveva, come adesso. Fitto. Forte. E io là sotto, con la coperta di flanella tra i denti, la fronte bollente e quel vago senso di malessere diffuso.
Poi.
Mia madre che entrava.
Piano.
Vedevo la maniglia ruotare con una lentezza esasperante. Volevo dirle che la sentivo, che sapevo. Ma non lo facevo mai. Aspettavo. Che il rito si compiesse. Che lei scivolasse nella penombra con il vassoio. Acqua, tachipirina, cracker, un frutto.
E una carezza. Alla nuca scoperta, verso i capelli unti che galleggiavano sul cuscino.
Continuavo a non muovermi. Mi piaceva quel contatto, mi piaceva il saperla lì per me, con me. Attenta a non fare rumore.
Più di tutto.
Mi piaceva sentirmi protetta. Da là sotto potevo solo sorridere. E lo facevo, in realtà.

Oggi,  una carezza così mi farebbe sorridere ancora.

@Foto BG
lunedì, 28 aprile 2008,

“Le parole non bastano. Le parole sono troppe e servono a poco. Sei stufo di sentire tutte quelle parole. E’ un attimo: sposti…”
(pag.229 - 'La mossa del matto affogato' di Roberto Alajmo, Mondadori, 2008 )

E' un romanzo complesso questo.
Spregiudicato e intenso. Coraggioso e catastrofista.

Che mi ha lasciato alcune riflessioni importanti. Su cui vale la pena di soffermarsi, per acciuffarle e coglierne il senso. Una è quella che cito sopra.
Un'altra la trovate QUI .

Il matto affogato è una mossa degli scacchi.
Ma ha un simbolismo tutto particolare in questa storia dove, forse, siamo NOI che ci affoghiamo...

QUI i miei appunti sul romanzo.
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In certi momenti le parole ci sembrano sassi enormi che ci arrivano addosso a tradimento. Certe volte ci sentiamo strizzati, schiacciati dalla loro quantità, dai significati e da quello che chiedono, pretendono.
Ma è davvero così?
Siamo davvero 'troppo pieni' di parole?
O è più un'indigestione fasulla, una percezione vuota nei suoi significati più profondi?
Secondo me le parole si, sono davvero tante. Troppe alle volte per quantità e uso. Ma spesso non le ascoltiamo neanche, queste parole. Ci scivolano addosso poi scorrono lontano da noi. Ci sono. Le usiamo. Ma non andiamo oltre alla loro patina superficiale.
Le parole ci sommergono ogni giorno.
Ma noi tratteniamo il respiro il tempo che la marea si ritiri.
Secondo me abbiamo spesso l'impressione che le parole 'non servano' perché abbiamo perso la capacità di scavarle, approfondirle. Ascoltarle.
Non ci ascoltiamo veramente.
Così come non seguiamo quelle pronunciate attorno a noi.
Per questo ci sembrano accozzaglie di cavallette viscide ed inutili.
Poi.
Certe volte è anche giusto staccarsi. Lasciarsi cullare dai silenzi e ritrovare quel 'senso' in pochi, importanti, moti interiori.
Ma neanche per questo abbiamo tempo, il più delle volte. Tempo e voglia.

Barbara

@Foto BG
sabato, 26 aprile 2008,

Vita vera che si incontra con quella virtuale.

Il Moleskine nato sul Web Magazine declinato al femminile ha - da qualche giorno - un gemello che posso toccare, sfogliare e annusare.

Qui l'incontro.



I love my freedom,
my writing freedom.
venerdì, 25 aprile 2008,


Parole per capire, informarsi, ascoltare di persone che lottano, ci provano e vanno avanti.
Qui.

La foto sopra, invece, è per tre persone speciali. In modo diverso.
Due nonni che vorrei sapessero chi sono oggi (ma forse lo sanno).
E un bambino che combatte da tanti anni. E continua. Anche senza capelli. Anche senza andare al parco con i coetanei. Anche se certe volte non capisce. Ma conosce il dolore. Più dello 'stare bene'.
Per lui.
Per loro.
Questo scatto che è una campagna con una vecchia costruzione cadente.
Siamo tutti un pò così. Cadenti. Abbiamo bisogno di 'manutenzioni'. Ogni tanto peggioriamo. Ogni tanto ci lasciamo andare.
Ma il cielo e il verde attorno sono sempre lì.
A ricordarci che siamo.
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So the words you could not say
Ill sing them for you
And the love we would have made
Ill make it for two

For every single memory
Has become a part of me

You will always be

My love
Cosi le parole che non puoi più dire
le canterò per te
e l’amore che abbiamo creato
lo raddoppierò

perché ogni singolo pensiero
è diventato parte di me

sarai sempre
il mio amore

Qui su youtube 'Jesus to a child' di George Michael
giovedì, 24 aprile 2008,


Laggiù ci sono le montagne.
Cosa te lo dico a fare? Tanto lo so che non le vedi, manco ci provi.
Tu.
Cosa vuoi?
Cosa vieni a fare qui - no dico, proprio qui - se poi non.
Ci sono, ti dico.
Le montagne.
E oltre il mare.
Sto sorridendo sai. Di me e di te, insieme. Siamo così patetici, miopi.

Scommetto che non l'hai notato.
Ti ho fatto cercare montagne e mare e lì sei andato, a caccia in un angolo dell'immagine, sul fondo quasi.
Non l'hai notato, insomma.
Il cielo.
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@Foto BG.
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Annotazione dall' 'Officina': vi è mai capitato di cercare qualcosa, fissarvi su un dettaglio perché in quel momento ne avete bisogno? Allora vi concentrate su quello, lo fissate e ve lo imprimete per non perderne neanche un'imperfezione. Poi però, dopo, molto dopo non vi viene il sospetto di aver dimenticato qualcosa? Qualcosa come la visione d'insieme, il tutto insomma. Altri dettagli, altri spigoli che c'erano ma voi non li avete considerati, sono rimasti da qualche parte. Forse qualcun'altro ha guardato proprio quelli dimenticando i vostri.
E voi e loro - insieme - potreste ricostruire 'il tutto' che c'era. Ma che poi si è frammentato nei ricordi, nelle menti di chi ha visto e registrato un parziale che tenderà alla deformazione col tempo. Tenderà ad allungarsi, appiattirsi o magari inspessirsi se.
Avete mai pensato a quanti angoli perdiamo?
A quante sfumature, toni, retrogusti non riusciamo ad afferrare.
Ma qualcun'altro si.
Allora siete ancora convinti che da soli ci bastiamo?
Io no.
Ma è un discorso lungo che spesso ci tedia quando siamo in fila per ritirare una raccomandata e fissando l'orologio realizziamo che non abbiamo il tempo per ingoiare neanche una brioche, doppiamo rientrare al lavoro e c'è anche da fare benzina perché se no fino a casa stasera non ci arriviamo, poi... lo so. Lo so. E' così che funziona...
mercoledì, 23 aprile 2008,

Oggi segnalo due storie diverse, due intrattenimenti diversi, due realtà lontanissime.
Un libro.
E un film uscito al cinema.

 

Barbara


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Il commissario Leonardo Cardona è in Irlanda per un corso di aggiornamento professionale presso la polizia locale. Un tranquillo soggiorno di studio che, come spesso accade agli eroi della letteratura gialla, si trasformerà inopinatamente  in un’avventura piena di colpi di scena e condita di suggestioni magiche, nel corso della quale verranno alla luce nuovi aspetti della personalità del “Leone” di Monteselva. Insomma, da un'indagine per un delitto a un viaggio di profonda introspezione psicologica che, senza perdere né il ritmo né il gusto del giallo, tiene il lettore avvinto fino all’ultima riga dell’ultima pagina. 

Un’occasione, per chi ha già visitato l’Irlanda, di riportare alla memoria le multicolori suggestioni di Dublino, l’atmosfera rarefatta delle nebbiose “Bad Lands” e gli echi antichi del respiro della storia di Glendalough. Per chi invece ancora non avesse avuto la fortuna di conoscere la magnifica isola del quadrifoglio, dei letterati e dell’ottima birra, uno stimolo in più per mettersi in viaggio al più presto, con la certezza di non rimanere deluso.

 

Titolo: Malinconico Leprechaun

Autore: Patrizio Pacioni

Casa Editrice: Sampognaro e Pupi

Anno Edizione: 2008

Codice ISBN: 978-88-95760-07-0

Pagine: 104

    Prezzo: Euro 10, 00


(per acquistarlo, clicca qui:http://sampognaroepupi.it/moduloacquisti.html)

Maggiori informazioni su Patrizio Pacioni e l'ispettore Cardona:
www.patriziopacioni.it
http://www.patriziopacioni.com/cardona/

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Non sono una cinema-dipendente. Anche per esigenze pratica in effetti. Eppure ogni tanto un film me lo gusto dalle poltroncine enormi e comode di un multisala poco distante da dove abito.
Questo film, 'In amore niente regole' scelto decisamente perché ne avevo sentito parlare più di altri titoli usciti da poco, è stata una sorpresa.
E' una storia lontana che si perde negli anni'20 in un' America dolceamara, con le ferrovie in mezzo a sconfinati prati verdi, le miniere e i campi che inghiottiscono braccia destinate a sfasciarsi sotto il peso della fatica. Ma è anche un' America che freme, fibrilla di vento nuovo, di voglia di scoprire, di crescere e credere. Credere è una parola chiave in questo film, secondo me. Credere che un sogno può ancora essere realizzato. Credere a un eroe di guerra, qualcuno che con la sua fama possa scacciare il demone dei morti e il sangue. Credere nella verità di certe notizie quanto nell'ambizione. Credere che l'amore non esiste anche se poi, guardandosi negli occhi, scappa una smorfia che è molto di più.
Lo consiglio sopratutto a chi trova piatta la qualità recitativa in circolazione.
E' quasi un'opera teatrale nella mimica, nell'interpretazione degli attori, nel loro volersi esporre dentro il personaggio con smorfie, gesti, espressioni e di certo esagerazioni che però 'sono dentro la storia', senza sarebbe tutto meno.
Si ride.
Ma si riflette anche, sotto la patina da storia lontana che finge di essere impraticabile oggi. Secondo me non è così.
Abbiamo ancora bisogno di eroi in cui credere. Magari oggi sono i partecipanti di 'Amici', qui in Italia (per i più giovani) o magari i calciatori, i piloti di formula uno. O ancora qualcuno nel mondo della politica o dell'economia.
Abbiamo ancora bisogno di credere che un sogno si può rincorrere a vent'anni come a quaranta e più. E che ' i colpi di testa' non sono sempre termometro di irresponsabilità (' è ma ho i figli, il mutuo...'). Viviamo spesso talmente tanto incastrati dai dovere che vedere per due ore qualcuno che decide e in pochi minuti prende un treno e finisce su un campo a correre dietro una palla immerso nel fango fino al collo, insomma, forse ci fa anche bene vedere scene così e sorridere. Perché ammettiamo, anche noi vorremmo poterlo fare. Magari non tutti i giorni. Ma almeno una volta si. Io si.
Abbiamo ancora bisogno di fare i 'duri', sbeffeggiare l'amore e l'attrazione. Per poi crollare miseramente quando sentiamo che non ne possiamo più fare a meno. E mi è piaciuta - nell'esagerazione cinematografica - la rappresentazione di un sentimento vissuto come viene, accettando le diversità, le differenze evidente dei due personaggi, le stranezze e bizzarrie.


Dettagli sulla trama e info varie QUI.
(cliccare sulla prima voce di ricerca)


Altre mie annotazioni aggiuntive qui.